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Videogiochi che fanno bene, videogiochi che fanno male 11:59 - 5 Aprile 2012

I videogiochi migliorano le capacità ricettive, ma in alcuni casi diminuiscono la capacità di controllare le emozioni. Vediamo cosa dice la scienza.
C'è chi ne parla bene, chi ne parla male. Di solito i videogiochi creano questo spartiacque. Negli ultimi mesi si sono accumulati studi scientifici che tentano di analizzare la questione da diversi punti di vista. Un articolo sul Venerdì di Repubblica, del 30 marzo 2012, fa il punto della situazione.

Tempi di decisione ridotti, senza sacrificare la precisione. L'Università di Rochester e della Southern California ha fatto un test: presa una serie di persone, ha fatto loro scegliere fra diverse opzioni, e poi gli ha chiesto di compiere un'azione. La campionatura è avvenuta fra donne e uomini adulti, che video-giocano abitualmente oppure no. La differenza si è notata subito. I giocatori di videogame sono molto più veloci nel prendere decisioni, circa il 25% in più rispetto agli altri. I più bravi, dice l'articolo, scelgono in 6 secondi senza nemmeno sacrificare la precisione, a differenza della media non-videogiocante che impiega circa 24 secondi.

Maggiore creatività. In questo caso il test è durato tre anni, su 491 bambini. Lo studio è dell'Università del Michigan. Si chiedeva di completare un disegno, dargli un titolo e poi scrivere una storia partendo da questo. Dai risultati è emerso che chi usa i videogiochi è molto più creativo rispetto a chi naviga semplicemente su internet.

Modificano i circuiti neuronali. Video-giocare non è un'operazione banale. Si mettono in moto tutta una serie di capacità e azioni, che interessano parti diverse del cervello. Non è dissimile da ciò che succede quando si impara a suonare uno strumento, ma il videogioco riesce a mantenere una concentrazione prolungata. In pratica è molto più divertente, ed è per questo bisogna fare attenzione che i contenuti siano sempre adeguati.

Il lato negativo: diminuisce la capacità di controllare le emozioni. L'Indiana University School of Medicine ha condotto lo scorso anno una ricerca un po' diversa. Scelti 28 ragazzi (tra i 18 e i 29 anni), 14 li ha fatti giocare per 10 ore alla settimana e 14 no. Poi ha fatto a tutti la risonanza magnetica. I test di stimolazione emotiva hanno parlato chiaro: chi aveva giocato evidenziava una ridotta attività neuronale nelle zone deputate al controllo delle emozioni. Un po' più aggressivi, un po' più innamorati, insomma meno capaci di controllarsi.
Dopo una settimana di “depurazione” da videogioco, la situazione è tornata come prima.
E la cosa fa riflettere.


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